Musicoterapia
“La Musicoterapia è l’uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) per opera di un musicoterapeuta qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, la organizzazione e altri obiettivi terapeutici degni di rilievo nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi.
La Musicoterapia si pone come scopi quelli di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia.”
(World Federation of Music Therapy, Amburgo 1996)
“Music therapy is the use of sounds and music within an evolving relationship between client/patient and therapist to support and develop physical, mental, social, emotional and spiritual well-being.”
(Leslie Bunt e Sarah Hoskyns (eds.), The Handbook of Music Therapy, Brunner-Routledge, 2002, East Sussex, pp. 10-11)
La musicoterapia a cui fa riferimento MusicSpace Italy “è un approccio terapeutico centrato su un processo interpersonale nel quale il suono e la musica vengono impiegati in tutti i loro aspetti (percettivi, motori, emotivi, mentali, sociali ed estetici) per rispondere al disagio e alla sofferenza collegati a patologie fisiche e/o psichiche, per facilitare l’ascolto, la comunicazione e per valorizzare le abilità e lo stile espressivo di ogni individuo agendo sulla globalità della sua condizione.
La musica produce effetti importanti sui nostri ritmi biologici, sul sistema neuro-vegetativo e sulla nostra psiche: può rilassarci, stimolarci, favorire l’auto-espressione a livello profondo facilitando lo sviluppo del pensiero e la condivisione degli affetti; è presente in tutte le fasi della nostra vita scandendone i tempi, le emozioni e i sentimenti. La musica, inoltre, ha una forte valenza sul piano sociale e comunicativo e rappresenta, soprattutto in adolescenza, un campo di intensa esperienza e sperimentazione identitaria.
Se la musica può esercitare naturalmente un effetto positivo, alle volte anche curativo, la musicoterapia presuppone sempre la presenza della musica all’interno di una relazione terapeutica (Suvini et al., 2008) con finalità e metodologie specifiche. Tale affermazione può essere ulteriormente precisata affermando che, in musicoterapia, il termine “musica” è utilizzato nella sua accezione più ampia di “universo sonoro” poiché la scelta e la manipolazione del materiale sonoro avvengono in funzione dello sviluppo di una relazione orientata all’ascolto dei bisogni del paziente. In musicoterapia il “fare” musica deve essere il risultato di un sentire e pensare l’altro musicalmente. É proprio questa operazione che rende possibile l’apertura di un piano comunicativo all’interno del quale perseguire la comprensione dello “stile” espressivo del soggetto e agevolare, in quest’ultimo, il riconoscimento del proprio progetto espressivo e delle relative valenze.
Nel processo terapeutico la musica ha dunque il potere di attivare relazioni: tra le nostre parti interne, tra paziente e terapeuta, tra noi, gli altri e il mondo esterno, tra noi e la musica stessa. Tutti questi sono elementi dinamici utilizzati e finalizzati al perseguimento di obiettivi riabilitativo-terapeutici.
La musicoterapia viene applicata in vari contesti con persone di tutte le età; si può svolgere in sedute sia individuali che di gruppo. I pazienti non devono possedere una competenza musicale specifica; la mediazione non verbale che offre la musica facilita la partecipazione alle esperienze sia di ascolto sia di espressione anche a persone con gravi disabilità, problemi psichici e comportamentali.
Nel lavoro clinico che ormai da numerosi anni viene svolto a MusicSpace siamo pervenuti a una concezione di musicoterapia quale relazione clinica di natura musicale che ha per oggetto la cura della salute della persona. È proprio tale relazione lo strumento primario di lavoro attraverso il quale e nel quale si persegue l’espressione musicale dell’intenzionalità mediante il riconoscimento e la valorizzazione dello stile espressivo e comunicativo unico per ogni persona. Questa modalità d’intervento è caratterizzata dalla centralità del ruolo riservato all’esperienza sonora e musicale all’interno delle sedute; esperienza considerata e letta quale rappresentazione simbolica del mondo dell’altro.
Nel lavoro clinico così orientato assumono quindi particolare rilevanza i temi della relazione, sia intra che inter personale/musicale, dell’intenzionalità, sia conscia che inconscia, dello stile interpretativo ed espressivo, e dell’identità.
In tale prospettiva è possibile definire Musicista Terapeuta colui che può entrare in contatto con la propria dimensione interpretativa e con quella del paziente e che intende la musicoterapia non solo come una terapia attuata attraverso la musica, ma come un “incontro” nel quale è possibile prendersi cura della “musica” dell’altro, intendendo per musica quella rappresentazione olistica dell’uomo che diviene allo stesso tempo strumento e oggetto della terapia. (Zanchi, 2002)
Tale orientamento emerge dall’integrazione di elementi dell’approccio fenomenologico con la pratica clinica ispirata alle psicologie psicodinamiche unitamente alle osservazioni emerse dagli studi dell’Infant Research e dalle ricerche sullo studio delle emozioni e della comunicazione non verbale.”
(Barbara Zanchi, La musicoterapia: un approccio espressivo alla relazione terapeutica, in Rigon G., Zucchi L., Cocever E. (a cura di), Sofferenza psichica e cambiamento in adolescenza, Erickson, Trento, 2011)
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